Andrew Sullivan, il blogger più famoso d´America, analizzando per L´Internazionale la struttura dei blog, scrive tra l´altro: «le caratteristiche sono la brevità e l´immediatezza. Nessuno vuole leggere un trattato di cinquantamila battute online. Sul web un commento di una frase ha la stessa legittimità di un´invettiva di seimila battute, anzi di solito è più apprezzato». Poi, raccontando della sua esperienza, aggiunge: «in ogni momento, davanti al computer ci sono due persone: un blogger e un lettore. La vicinanza è palpabile, qualunque autorevolezza abbia il blogger non gli deriva dall´istituzione per cui lavora ma dall´umanità che trasmette. È un modo di scrivere in cui le emozioni affiorano sempre in superficie».
Brevità, immediatezza, umanità, ma anche autorevolezza. E poi ancora dialogo diretto con i lettori, responsabilità, chiarezza. E ancora visione, giudizio, cronaca. Fare un blog, insomma, non è così facile. Non è più un banale journal intime ma non può essere nemmeno un paludato organo ufficiale.
La Biennale Teatro, diretta da Maurizio Scaparro, ha lanciato un proposta affascinante: dopo aver ospitato un laboratorio di critica, nel novembre 2008, perché non scegliere un manipolo, una “sporca dozzina” di giovani e lanciarli in una nuova avventura? Si tratta, insomma – e questa è la sfida sorniona di Scaparro – di assumere la responsabilità della “professione”: ossia di passare dallo sguardo disinvolto e privo di conseguenze di uno studente curioso, che scrive i propri pensieri pressoché in libertà, a quello di un nuovo critico, certo giovane, ma rigoroso e strutturato, che si confronta consapevolmente con l´evento scenico. E allora questo giornale di bordo diventa l´opportunità di fare giornalismo e fare critica teatrale: ma con i ritmi e le caratteristiche ricordate da Sullivan.

Sul web, dunque, si gioca il futuro del giornalismo, ed anche l´autorevole New York Times spera di uscire dalla grave crisi ancorandosi sempre più alla versione on line. E forse, sul web si gioca anche il destino di una nuova critica teatrale. Da tempo sosteniamo che il linguaggio della critica debba trovare le famose “forme nuove” care a Checov, forme che sappiano riagganciare in un rapporto virtuoso di fiducia e curiosità, il lettore.
La critica ha troppo spesso dimenticato il proprio interlocutore naturale, limitandosi a lanciare segnali criptici ad addetti ai lavori o a spettatori consumati. Si tratta di essere lucidi e attenti a quanto si muove nel mondo: confidando nel teatro, che da sempre è coacervo di pulsioni, passioni, tensioni.
Cerchiamo parole diverse e prospettive originali per presentare, analizzare, giudicare il fatto scenico: pensiamo che tanti critici troppo spesso incardinati e incattiviti, annoiati e appensantiti, cinici e maliziosi possano anche imparare qualcosa dalla scrittura aguzza e spiazzante di chi, nella freschezza e nell´orgoglio dei vent´anni, si confronta a mente aperta con il teatro.
La Biennale, allora, porta a compimento un altro laboratorio, oltre ai tanti che si sono mutati in spettacolo per questa edizione 2009.
Il Blog di critica – atteso, forse temuto – inizia il suo cammino.

 

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