© Fabio Bortot, Alvise Nicoletti
foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Nel 1957 Luchino Visconti mise in scena al Teatro la Fenice L’impresario delle Smirne di Carlo Goldoni, con le musiche di Nino Rota. In Platea, allora, c’era un giovanissimo Eros Pagni, attore ligure, che poi, nel 1972, guardando Il Padrino, riconosce nella colonna sonora di Rota la riscrittura di un’aria de L’impresario. Nel frattempo, il compositore ha instaurato una lunga e proficua collaborazione con Federico Fellini, realizzando le colonne sonore per alcune delle sue più celebri pellicole. La messa in scena dell’opera goldoniana da parte di Luca De Fusco per la Biennale Teatro 2009 ripercorre a ritroso questo labirinto di coincidenze, seguendo come un filo d’Arianna le trame sonore di Nino Rota e i ricordi di Pagni, che dell’allestimento sarà protagonista.

Nella nuova versione musicale de L’impresario di Smirne offerta da questa sera al teatro Malibran, il filo si dipanerà in modo originale, dal momento che gli spettatori potranno ascoltare le musiche di Nino Rota composte per la messa in scena di Visconti solo nel terzo atto dell’opera, mentre nei primi due atti potranno riconoscere arie di famosi film di Fellini.

© Fabio Bortot, Alvise Nicoletti
foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Non si tratta, però, solo di un gioco di citazioni in omaggio a Rota, ma anche una riflessione sulla vicinanza dei personaggi goldonani a quelli dipinti da Fellini nei suoi lavori, come in La strada o in 8 12 o, ancora, in Amarcord: personaggi veri, a tratti grotteschi, spesso comici ma, come ebbe a dire Fellini, «comico nel senso della commedia, cioè del dramma comune, umano, umoristico, risibile, addirittura buffonesco, vissuto senza coturni ai piedi.» Parole che facilmente si potrebbero attribuire al drammaturgo veneziano.

Nell’allestimento di De Fusco, con le scenografie di Antonio Fiorentino, i costumi di Maurizio Millenotti e le luci di Emidio Benezzi, vedremo in scena, insieme a Eros Pagni (Alì), Alberto Fasoli (Beltrame), Max Malatesta (Conte Lasca), Paolo Serra (Carluccio), Gaia Aprea (Lucrezia), Enzo Turrin (Nibbio), Anita Bartolucci (Tognina), Piergiorgio Fasolo (Pasqualino), Giovanna Mangiù (Maccario), Alvia Reale (Annina), Matteo Mauri (un servitore).

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