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Maurizio Scaparro, Irene Papas, Paolo Baratta, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

In un’atmosfera surreale, sotto un cielo dalle sfumature rosee e ovattate, si intravede dal Teatro Piccolo Arsenale di Venezia la prua di una nave con le vele ripiegate, come se fosse appena approdata. Sembra che il tempo si sia fermato, si torna con la mente a quel mare nostrum un tempo solcato da monumentali velieri e teatro di avventure epiche. È tra questi sapori arcaici che ha preso vita ieri la cerimonia di premiazione del Leone d’Oro conferito a chi, in più di cinquant’anni di carriera, ha dato spessore e un vero volto ai personaggi delle tragedie greche. Irene Papas, la donna più attesa della serata, è apparsa dapprima in video, grazie a degli spezzoni di film diretti dal regista Cacoyannis in cui lo sguardo e la bravura dell’attrice ne erano protagonisti. Il suo è un volto che, come ha precisato il presidente della Biennale Paolo Baratta, oltre a essere quello di un popolo, di un’epoca e di una cultura, rimarrà da questo giorno in poi anche proprio del Festival. Lo sguardo magnetico della Papas, che riesce ad esprimere tutto il dolore e tutto lo spirito di una grande personalità senza richiedere l’ausilio di parole, è dato da una donna con doti artistiche altissime. Baratta ha continuato con l’attribuirle qualità che vanno oltre a quelle di essere sia una brava attrice di cinema che di teatro, dicendo che “sono qualità che riescono a compiere il miracolo, riuscendo a dar vita a immagini che hanno contribuito a formare la nostra cultura”. Il direttore artistico Maurizio Scaparro, dopo aver dato lettura delle motivazioni che accompagnano la consegna del Leone d’Oro alla carriera, ha aggiunto che il legame tra Grecia e Italia si è consolidato anche grazie a questa figura straordinaria e che “i due popoli possono tentare di conoscersi meglio anche attraverso l’ammirazione che entrambi provano per Irene Papas”. Un grande applauso seguito dalla consegna del Premio ha accolto l’attrice che ha ringraziato le persone per il “loro commovente amore” . Scherzando sulla sua età e sull’errore della stampa di attribuirle quattro anni in più di quanto lei in realtà abbia, Papas ha concluso la breve cerimonia con una piccola lettura scenica tratta dalla Medea di Euripide e da quella di Corrado Alvaro. Se l’atmosfera iniziale era tipicamente mediterranea, dominata dall’immobilità del tempo e dalla lentezza, la sbrigativa consegna della statuetta dorata ha riportato il tempo alla sua freneticità, tipica della modernità e della realtà che ci circonda.