Virginia Woolf nel 1928 scrive il romanzo Orlando dedicandolo a Vita Sackville-West, poetessa dagli aspetti androgini, con la quale l’autrice aveva intessuto una forte relazione.

Ispirato a questa affascinante figura, il romanzo è un viaggio del cambiamento e della ricerca. Il regista veneto Stefano Pagin – il quale ha lavorato personalmente alla rielaborazione drammaturgica del testo – lo definisce una “favola di iniziazione” in cui il protagonista vive una ricerca artistica e sentimentale della durata di tre secoli, in cui muta luoghi, costumi e soprattutto sessualità, svegliandosi donna durante un viaggio in Medio Oriente.

Lo spettacolo, che prende il nome dal titolo del romanzo, debutta oggi  al Teatro Fondamenta Nuove (alle 20.30). Nella personale visione del regista, Orlando diventa l’allegoria dell’amore e dell’artista: non c’è la pretesa di attuare una puntuale trasposizione del romanzo, Pagin intende invece offrire un racconto suggestivo in cui emerga soprattutto che la ricerca dell’amore è anche la ricerca dell’antica e perduta perfezione narrata da Aristofane che, nel Simposio di Platone, narra l’origine unitaria e perfetta dell’essere umano che (donna, uomo o androgino) aveva quattro mani e quattro braccia. Zeus, spaventato dalla sua forza e superbia, separa in due metà questo essere completo, che da allora cerca di ricongiungersi alla propria parte mancante. Quindi la ricerca dell’amore è una ricerca dell’intero, del completamento del proprio essere nell’antica perfezione.

© Fabio Bortot

Stefano Pagin, foto di Fabio Bortot

“Ho sempre avuto l’impressione che Orlando cercasse nel tempo e nello spazio la metà di se stesso, per ritornare a se stesso, e che la storia e lo spazio invece cercassero di fargli perdere la strada, gli proponessero modelli fasulli, travestimenti molto simili dell’antica unità. Si cercherà di evidenziare la ricerca della propria metà di sé attraverso uno sdoppiamento dei ruoli – amante e amato risulteranno la stessa persona nello scorrere dei secoli – e attraverso il cambiamento di sesso”.

 

Orlando è uno degli spettacoli presentati al Festival che nascono dal Laboratorio Internazionale del Teatro svoltosi a novembre, in occasione del quale i partecipanti hanno contribuito con entusiasmo e passione all’elaborazione deammaturgica e allo sviluppo dell’accompagnamento musicale sotto la guida della compositrice Gabriella Zen. L’intento era di fondere la narrazione e dare vita alle immagini attraverso il potere evocativo del suono. Musica che fosse in grado di sostenere quella singolare trasformazione temporale che affronta Orlando e che potesse quindi sopravvivere e mutare come il protagonista. Alte le aspettative.

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