Raffaella Azim, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Raffaella Azim, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

 

Perché non scegliere una donna per parlare di Mediterraneo? Penelope, Antigone, Medea o Elena? No, una donna viva, in carne ed ossa, cosciente delle differenze culturali che intercorrono tra Europa e mondo arabo e ancora capace di abbattere pregiudizi antichi all’età di sessantanove anni.

Insomma una donna come Fatema Mernissi, docente di sociologia presso l’università di Rabat Mohammed V, studiosa del Corano, scrittrice letta in tutto il mondo e premiata nel 2005 dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo- Maison de la Méditerranée con il premio Mediterraneo di cultura per  “aver saputo descrivere gli elementi di ricchezza nella vita relazionale delle donne nella società marocchina” ed aver colto fattori di trasformazione che “all’interno del mondo arabo offrono nuovi strumenti all’interazione tra società tradizionali e universo cosmopolita globalizzato”. Tutte queste ragioni già bastano per motivare la scelta di leggere alcuni suoi brani nel reading L’amore nei paesi musulmani promosso dalla Biennale.

 

Ma almeno un’altra motivazione si aggiunge: il tema dell’amore, l’amore nei paesi islamici, un aspetto poco indagato dalla nostra società e di cui spesso si parla a sproposito, su cui la Mernissi si è concentrata nel suo ultimo libro, Le 51 parole dell’amore. L’amore nell’Islam dal Medioevo al digitale, in cui scopriamo ad esempio che i giovani arabi conoscono e si servono ancora delle più celebri frasi d’amore di Il collare della colomba, trattato di fenomenologia dell’amore di Ibn Hazm, scritto nell’XI secolo e ancora letto sul web.

 

Ma poiché nel mondo arabo la letteratura su questo argomento è molto  ricca, per quanto poco conosciuta, sono state lette anche poesie di autori antichi, come Qays del VII secolo, la mistica Rabi’a al-‘Adawiyya dell’VIII e Ibn Zaydun dell’XI, e moderni, come Adonis, Darwish, Qabbani e Hikmet.  Un altro lungo brano è stato poi selezionato dal romanzo La prova del miele di Salva al-Neimi, best-seller dalle tinte fortemente erotiche, che descrive dettagliatamente e senza pudore aspetti della vita sessuale della protagonista che fanno a pezzi la visione di una società islamica  repressiva nei confronti del sesso, presentando il piacere carnale come un aspetto fondamentale della vita, vero e proprio “assaggio” del paradiso.

 

Tutti questi autori sono stati introdotti da Elisabetta Bartuli, docente di Lingua e letteratura araba presso l’Università Ca’ Foscari, che ha dedicato particolare attenzione alle opere della Mernissi, spiegando il percorso tematico da lei sviluppato nel corso degli anni e l’origine dell’ultimo libro, rielaborazione di un saggio scritto nel 1984, ora rivisto e ampliato.

 

In un Auditorium Santa Margherita addolcito dalle fragranze di candele profumate, tutti questi testi sono stati poi interpretati, dall’attrice veneziana Raffaella Azim, già protagonista, nella passata edizione della Biennale, della Vedova scaltra di Lina Wertmuller.

 

L’attrice ha introdotto la lettura con un saluto arabo consigliatole dallo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun. Partendo dal testo della Mernissi, intermezzato dalle varie poesie, fino all’ultimo brano di Salva al-Neimi,  Azim ha trasmesso al pubblico grande interesse e partecipazione per l’argomento trattato, con una buona interpretazione, a tratti però offuscata da qualche incertezza nella lettura. Il musicista Pejman Tadayon ha arricchito il tutto con il suono delicato del suo liuto arabo,  cantando, per concludere l’intero spettacolo, una lirica in persiano .

 

 

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