Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Nei giardini d’inverno – Winter Gardens – la generazione perduta a cui Nikita Milivojević dedica questo lavoro sembra, attraverso le e-mail, più una generazione semplicemente lontana.
La riflessione gira attorno alla definizione di Patria; tante le ipotesi prese in considerazione dagli attori in scena, fino alla più semplice, spiazzante, ingenua, ma incomprensibile per chiunque non abbia mai vissuto un conflitto: Patria è dove non ti uccidono.

L’aforisma cancella in un attimo un intero immaginario collettivo legato al termine emigrazione, in cui la nostalgia per il Paese d’origine regna sovrana. Ma questi giovani di cui riceviamo, attaverso il teatro, le lettere, non hanno lasciato la Patria, ma sono andati in cerca di essa.
La nostalgia è di chi resta, è per loro che quella generazione è perduta, per un Paese di vecchi che vede partire il suo futuro all’estero. Probabilmente per sempre.
E, allora, attraverso la Serbia, capiamo forse meglio intere imbarcazioni di disperati, lunghe carovane di gente nel deserto, di persone che si nascondono sotto i camion. Questi ragazzi spezzano le nostre frontiere mentali, destabilizzano il nostro ingenuo patriottismo, fatto di pacchi di pasta e caffè che infiliamo nelle nostre valigie quando andiamo all’estero.
In Winter Gardens, nelle valigie le persone portano solo se stesse.