Si alza viva la protesta dell’identità veneta: c’è chi accusa l’Argelino marocchino di lesa maestà! Ma come – si chiede con sdegno – come è possibile un Arlecchino immigrato? Qui si mina alle fondamenta l’identità veneta!

Ora, a parte il fatto che Arlecchino, per essere pedanti, era bergamasco e non veneto (ma poco importa), sul banco degli imputati, per gli orgogliosi rappresentanti della Lega, c’è da mettere lo spagnolo Andrès Lima, che ha chiesto ad un attore (peraltro gallego, nemmeno marocchino), di dare connotazioni, voci, tempi di immigrato al suo Arlecchino, servitore di due ambigui e violenti padroni.

Così, l’Arlecchino è diventato da bergamasco algerino. I rappresentanti leghisti si sono scandalizzati: chissà se hanno visto lo spettacolo, o se sono hanno sentito dire qualcosa. Magari hanno sentito che era un bel lavoro, intenso e divertente, impegnato e ben interpretato, coinvolgente e inquietante. Inquietante perché spingeva l’acceleratore su temi cari a Goldoni: la dignità dei servitori, la fame eterna, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la lotta di classe.

Certo, l’avvocato Goldoni non ne parlava in questi termini: ma quelle tensioni, quei ritratti della società, senza fraintendimenti né concessioni, erano ferocemente presenti nella sua opera. Un classico, si dice: e proprio perché classico parla ancora dell’oggi, dei nostri tempi e problemi. Se così non fosse, il buon Goldoni sarebbe già in soffitta, o relegato in un museo delle cere di un teatrino inutile e farlocco.

Ma forse proprio quel teatro da basso intrattenimento cercano i rappresentanti della Lega, un teatrino “unificante e tonificante” che inneggi semmai alle virtù progressive dell’identità veneta. Tutto il resto, allora, è “arte degenerata” – come diceva qualcuno attorno agli anni Trenta, mettendo mano alla pistola.

Ma Goldoni, signori miei, è molto più vivo e vivace delle pretese leghiste. Goldoni è quello di Strehler e di Visconti, di De Fusco o di Andrè Lima. Goldoni è teatro del nostro tempo, e come tale parla di immigrazione e sfruttamento, di capitalismo e schiavitù. Per questo Maurizio Scaparro ha fatto benissimo a programmare L’Argelino spagnolo. Con buona pace dell’identità veneta.