Morso di luna nuova – racconta Erri De Luca – è “il morso di una città che addenta e insegue fino a sbattere fuori l’occupante intruso. Qui si svolge la vita di nove persone in quell’estate…”. Dal 27 al 30 settembre del 1943, le “quattro giornate di Napoli”, una città già devastata dalla lunga guerra e portata allo stremo dalla violenza nazista insorge contro gli ex-alleati riuscendo a liberarsi dall’occupazione prima dell’arrivo degli anglo-americani.

Foto di Zaira Zarotti

Foto di Zaira Zarotti

Dopo il suo primo testo teatrale L’ultimo viaggio di Sindbad del 2003, l’autore napoletano nel 2005 scrive un racconto per voci in tre stanze: Morso di luna nuova, in cui narra le tensioni, le paure e i desideri di otto persone chiuse in un rifugio antiaereo a Napoli nelle settimane che precedono quegli storici giorni di settembre. La struttura del testo è divisa in tre momenti, tre quadri distinti attraverso i quali evolvono le tensioni dei personaggi: uomini e donne che si interrogano sul se e sul come rispondere alla loro necessità di rivolta, mentre la melodia di Salvatore di Giacomo, Luna nuova – da cui deriva il titolo – emerge a fondere e intervallare il racconto.

Giancarlo Sepe, regista di grande esperienza, da sempre attento a coniugare il linguaggio del corpo d’attore con quello della musica, mette in scena (oggi alle 20.30 e domani alle 18.00) il suo Morso di luna nuova al Teatro Fondamenta Nuove. Il regista, alla conferenza stampa svoltasi ieri a Ca’ Giustinian, ha introdotto lo spettacolo parlando della forza insita nello sguardo dei napoletani, di cui cercherà di esaltare la concretezza e la naturale poesia. Nel suo intervento, Sepe ha voluto anche mettere in luce la problematica situazione teatrale contemporanea e la sua necessità di rinnovamento: “è importante riconoscere che il teatro ha bisogno di essere sempre più sostanza e meno apparenza”. E la musica, suggerisce il regista, può essere un elemento prezioso per rendere ancor più mutevole e vivo il linguaggio teatrale. Nel cast, tutto formato da attori campani, tra gli altri: Marco De Notaris, Antonio Marfella, Caterina Sylos Labini e Luna Romani.
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