Foto di Zaira Zarotti

Foto di Zaira Zarotti

Dal cuore della Cisgiordania, Jenin, arriva alla Biennale di Venezia l’intenso lavoro del giovane gruppo ravennate Ponte Radio. Nero Inferno è il primo lavoro di una trilogia che ha come testo di riferimento la commedia dantesca e come prassi teatrale l’incontro con territori difficili e con la loro identità, letta nei corpi e nei gesti dei suoi bambini. Il gruppo ravennate ha inziato questo lavoro nel 2008 conducendo un laboratorio di tre mesi.
Jenin: manca l’acqua, il vento dei cinquanta giorni porta con sé la sabbia e l’aria salina, richiamo al mare che non si può vedere, dai confini murati, per i palestinesi…


Queste alcune delle parole chiave su cui il gruppo ha scelto di lavorare insieme ai quindici bambini di Jenin, “che sono come gli ulivi palestinesi”, rigidi, fermi nei corpi, saldi e duri. E’ inizato così un lavoro poetico, di ricerca, che volutamente non lavora sul testo, ma su gesto e musica, passando per la pittura.

Lo spettacolo, che va in scena domenica al teatro Piccolo Arsenale in due repliche (ore 16 e 20.30), vuole essere un lavoro di bambini per adulti, per ascoltare dalle voci piccole un racconto più grande, di terra e aria e mare.

La trilogia dovrebbe poi proseguire con altri due lavori, di cui il secondo, Rosso Purgatorio, vedrà coinvolti i bambini della comunità turca di Berlino, mentre il terzo proseguirà il lavoro in Libano. Inizia dunque un viaggio, che approderà sulle coste libanesi, tagliando il tanto decantato Mediterraneo mare.

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