Le musiche in teatro occupano un ruolo fondamentale per la creazione dell’atmosfera totale, ma l’emozione che determinano rimane di frequente inconscia. Molto spesso, inoltre, si tratta di ricerche sonore complesse, articolate, suggestive, e che meriterebbero una notazione maggiore. Anche la Biennale Teatro ha offerto, finora, momenti musicali di altissimo livello, sonorità particolari o giochi citazionali interessanti nei quali i compositori si sono sbizzariti per offrire un exursus di possibilità sul significato del suono negli spettacoli.
Dal melange musicale nel quale si sono cimentate Le Sorelle Brontë dando spazio ai generi più disparati e rivelando come si possa passare da Mozart ad Amado Mio senza far storcere il naso ai puristi, e divertendo anche i meno melomani, si è rapidamente passati alle raffinate e poetiche musiche di Nino Rota, che accompagnavano L’impresario di Smirne nelle sue avventure. Ed è certo da segnalare  il concerto dal vivo offerto dal Gruppo Calicanto – a cui, di buon diritto, è stato dedicato uno spazio maggiore all’interno di questo blog, con il post di Camilla Toso – durante l’Otello dei Pantakin, al quale hanno regalato mementi davvero suggestivi, contribuendo decisamente alla piacevolezza del lavoro. Dalle sonorità pavane si è poi passati a quelle di una Sardegna archetipica reinventate per Sard – I danzatori delle stelle da Gavino Murgia, capace di rendere un’atmosfera autentica ma originale attraverso una ricerca sonora che affianca alla tipica musicalità sarda una strumentazione più vicina al jazz, unite all’elaborazione elettronica live di Marco Fadda.
Dimitris Kamarotos ha invece descritto i racconti di Winter Gardens con musiche e suoni dal sapore più attuale. Si ritorna invece agli anni Quaranta con Morso di Luna Nuova, nel quale le musiche, a cura di Harmonia Team in collaborazione con Davide Mastrogiovanni, svolgono una funzione narrativa fondamentale, fungendo da tappeto sonoro costante, che emoziona e non risulta mai disturbante; i suoni tipici della guerra si intersecano con musichette leggere, restituendo un’atmosfera di pericolo e speranza senza dubbio efficace.
Infine non passano inosservate le musiche originali di Massimiliano Forza per Capitano Ulisse, che in un continuo alternarsi di sonorità drammatiche e marcette d’avanspettacolo, collaborano alla lettura straniante e controversa che Giuseppe Emiliani offre del testo di Savinio.
Tutto questo mentre a Treviso volgeva al termine il laboratorio dedicato al binomio Da Ponte – Mozart, con particolare attenzione ai recitativi del Don Giovanni, all’interno di una riflessione ed operazione didattica sul teatro musicale nelle sue forme più prettamente sceniche ed attoriali, curata da Susanna Attendoli.
Musiche e suoni, quindi, nella maggior parte dei casi composte ad hoc per le produzioni, e che quindi si caricano di una valenza narrativa ed evocativa, divenendo parte integrante, ed in alcuni casi portante, dello spettacolo. Una ricerca musicale attenta, una riflessione che accomuna molti lavori visti e, giustamente, ascoltati.