Foto di Fabio Bordot, Alvise Nicoletti

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Tredici lampadine illuminate appese al graticcio, tredici bambini vestiti di nero, ognuno sotto ad una lampadina. E’ in questa atmosfera di attesa, fatta di luci ed ombre, che si mostrano al pubblico i giovani attori palestinesi, protagonisti di Nero Inferno, prima parte di una trilogia in divenire, andato in scena sabato e domenica al Teatro Piccolo Arsenale.

Ed è il ritorno a un teatro solamente fisico fatto di puro gesto e azione, senza l’intromissione della parola: il Gruppo Ponte Radio ha lavorato con i bambini di Janin, molto teneri nelle loro movenze, cercando di portarli a trasmettere con molta naturalezza e ingenuità tutta l’angoscia e la tristezza di una guerra. E quella israelo-palestinese è la guerra qui evocata: un’infinita carneficina di cui essi sono vittime e con la quale hanno dovuto imparare a convivere. Tutto dello spettacolo rimanda ai bombardamenti, all’attesa e alla paura della morte, creando sensazioni di angoscia e tristezza che come macigni piombano addosso alla platea, lasciandola inerme. L’impossibilità di fare qualcosa, unita al desiderio di trovare una soluzione a tanto dolore apre uno spiraglio di empatia, in cui lo spettatore riesce realmente a sentirsi vicino ai bambini attori e alla loro storia. Non c’è un racconto né frasi drammaticamente tragiche, ma solo un gioco con pannelli neri che ogni bambino muove nello spazio, formando continuamente ambienti diversi e restituendo il suono dei carri armati che arrivano, che vagano alla ricerca di qualcuno da colpire. Al rumore delle ruote dei pannelli si aggiunge quello prodotto da biglie che cadono a terra, che invece di far pensare a momenti ludici riproducono il suono di spari di fucili o mitragliatrici. Una melodia in lingua araba cantata da una bambina dà voce alle pause, ai momenti in cui si riprende fiato aspettando nuovi e tremendi rumori.

Con estrema semplicità e grazie alla notevole presenza scenica dei piccoli attori, Alessandro Taddei, regista di Nero Inferno, è riuscito a mettere in scena una realtà dolorosa, complicata e controversa, senza rimanere vittima di facile retorica, senza rendere patetica la storia della terra dei protagonisti dello spettacolo.