Maurizio Scaparro e Pedrag Matvejević, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Maurizio Scaparro e Pedrag Matvejević, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Anche ieri, lunedì 2 marzo – come è ormai consuetudine – lo spazio adibito alle conferenze stampa di Ca’ Giustinian accoglie gremito la presentazione degli spettacoli che il Festival, giunto alla sua ultima settimana, propone.

Addentrati ormai pienamente nell’edizione mediterranea della rassegna teatrale, incontriamo i protagonisti dei lavori che andranno in scena nei prossimi giorni.Il regista Giorgio Marini presenta Il giavellotto dalla punta d’oro accompagnato da Anna Paola Vellaccio, sua prima attrice in questo spettacolo. Antonino Varvarà illustra, con molto affetto, l’intimo e profondo rapporto con il suo mare: rapporto che spera di trasmettere al pubblico con Mare mio.

Salvino Raco, infine, presenta Midrash/Hikayàt introdotto dal grande saggista Predrag Matvejević, autore di Breviario mediterraneo, da cui Raco prende le basi per lo spettacolo.

L’intellettuale di origini russo-croate è in Italia da più di dieci anni e nel prendere parola solleva la triste questione dell’inesistente politica mediterranea italiana: “esiste una grande discordanza – afferma Matvejević – tra la ricca e splendida dimensione culturale di questa penisola e l’atteggiamento politico che emerge invece come identitario del paese”. L’Italia è circondata e totalmente immersa in questo “mare culturale”, di cui però non sembra voler riconoscere la ricchezza e le potenzialità che ne potrebbero derivare se ci fossero dialogo e scambio culturale.

Tra le domande rivolte ai registi presenti più volte torna quella riguardante l’aspetto scenografico dei lavori presentati. L’argomento, durante la conferenza, diventa fonte di riflessioni sulla pratica scenografica e sul ruolo che ricopre o dovrebbe ricoprire questa componente teatrale oggi: secondo Maurizio Scaparro la scena nel teatro oggi deve contribuire a creare illusione e allusione… A cosa? Allusione ad altro: “Perché – come ama ripetere il direttore artistico – è a questo che serve il teatro: a raccontare storie e dialogare con gli spettatori”.

Antonino Varvarà e Maurizio Scaparro, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Antonino Varvarà e Maurizio Scaparro, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

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