Chi nasce nelle vicinanze del mare ed è abituato sin da piccolo a sentirne l’odore, a vederne il moto perenne, a perdersi nel suo orizzonte e a sognare un altrove, non può più fare a meno della sua immagine e presenza. Nato in un’isola immersa nel Mar Mediterraneo, la Sicilia, il regista Antonino Varvarà racconta in Mare mio il suo rapporto emotivo con ciò che rappresenta non solo memorie, speranze, sogni e nostalgie; ma con un intero mondo che nasconde misteri, antiche leggende, storie di eroi, di grandi e piccoli naviganti, ma soprattutto spinge l’uomo all’avventura. Essere circondati da uno scrigno che racchiude tesori fa nascere nell’uomo il desiderio di sperimentarsi e di attraversare quell’immensa distesa d’acqua che separa da altri luoghi sconosciuti.

Lo spettacolo che debutta venerdì 6 marzo al Teatro Aurora di Marghera – in replica 7 e 8 marzo –  vede in scena tre giovani attori della recentissima Accademia Teatrale Veneta e uno dell’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. Come chi si avventura per mare, anche questi ragazzi appena diplomati sfidano loro stessi in uno spettacolo che li introduce per la prima volta nel vero mondo teatrale. Varvarà, con l’aiuto regista Francesca D’Este, i costumi di Demis Marin, le scene e le luci di Giovanni Milanese, porta la sua ciurma a bordo di Questa Nave, l’Associazione che ne firma anche la produzione, mettendo in scena un mare non nostalgico, non solo raccontato, ma agito e vissuto. Un Mediterraneo che, come affermava il poeta arabo Adonis, è padre e madre; insegna, racconta, porta verso un altrove.   

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