Ulisse e i suoi compagni che sbarcano  in Sicilia, dove vengono catturati dal ciclope Polifemo per essere mangiati; l’espediente del re di Itaca di far ubriacare il gigante per accecarlo con un palo incadescente, per poi fuggire via mare, lasciando il mostruoso figlio di Poseidone gridare al vento che “Nessuno” l’ha reso cieco: una vicenda tragica? Per la memoria collettiva sì.

Non per Euripide tuttavia, che ha trasformato l’intero episodio dell’Odissea in una parodia, componendo l’unico dramma satiresco dell’antichità arrivato a noi integralmente. Oltre a Polifemo, Ulisse e i suoi compagni, nell’opera compare Sileno, l’anziano satiro servo di Dioniso, e il gruppo dei satiri, con la funzione di coro,  che lo affiancano al servizio del ciclope.

 

 

Ma lo spettacolo Il Ciclope, che andrà in scena questa sera e domani sera  alle 20.30 al Teatro Giovanni Poli di Santa Marta, non sarà solo la versione di Euripide del famoso brano dell’antico poema epico, bensì un’ulteriore rivisitazione, ideata dallo scrittore e critico letterario Enzo Siciliano, che volle sottolineare l’atmosfera mediterranea del dramma modificandone il linguaggio.

Il testo è infatti stato tradotto da Siciliano fondendo i dialetti di quella che un tempo fu la Magna Grecia: siciliano, calabrese, napoletano e pugliese, con qualche parolina d’inglese e francese, tanto per aprirsi ad orizzonti più ampi, degni di un avventuriero qual è Ulisse.

 

Uno spettacolo quindi perfettamente in linea con uno dei temi ricorrenti di questa Biennale: l’attenzione nei confronti della lingua, intesa come mezzo di innovazione di testi tradizionali, come elemento basilare per un dialogo comune tra i paesi del Mediterraneo e come strumento per mantenere viva l’attenzione di un pubblico, spesso poco concentrato.

A metterlo in scena il figlio dello stesso scrittore, Francesco Siciliano, qui in veste di regista e attore. Dopo il diploma all’Accademia Nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico”, Siciliano si è dedicato al teatro, al cinema, recitando in film come Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci e La cena di Ettore Scola, per cui ha ricevuto il Nastro D’Argento, e soprattutto alla televisione, comparendo in numerose fiction.

 

Per l’allestimento dell’opera paterna, il regista ha scelto  come ambientazione una discarica, sfondo adatto a una vita brutale e senza umanità come quella di Polifemo, da cui Ulisse riuscirà a fuggire grazie alla sua proverbiale astuzia e intelligenza,  così da ergersi a degno esempio di essere umano caratterizzato da facoltà razionali.