Quando è chiara e netta la divisione tra protagonista e antagonista l’immedesimazione nell’eroe è, generalmente, automatica. Ma quando si esce dalla favola per entrare nella tragedia lo spettatore è costretto a compiere una scelta, anche dolorosa, e non sempre definitiva. A maggior ragione se il testo in questione narra lo scontro tra due leggi entrambe plausibili e necessarie al vivere civile, e se a metterlo in scena è una compagnia che lavora da anni sul coinvolgimento attivo e sensoriale di un pubblico ristretto, che diviene comunità. Il Teatro del Lemming di Rovigo porta in scena, al teatro Fondamenta Nuove, Antigone. Lo spettacolo giunge alla sua forma definitiva dopo un lungo lavoro di ricerca, realizzato attraverso numerosi laboratori tenuti da Massimo Munaro in diverse città del nord-est, fino a Venezia in occasione del Laboratorio Internazionale del Teatro – Biennale Teatro 2008.

Quello di Sofocle è un mito che mette in discussione la polis, la città nel suo ordine interno. Da una parte la legge scritta dagli uomini e dall’altra quella tramandata oralmente, divina, della natura: Creonte e Antigone incarnano questo scontro che porterà entrambi alla morte. Lo spettatore dovrà forse decidere da che parte stare, e se, d’istinto, subito ci si schiererebbe in difesa della piccola fanciulla che da sola affronta i vertici del potere in nome dell’amore fraterno, ci si accorgerà, poi, che anche Creonte ha le sue ragioni. La ragione di Stato diviene tragedia quando diviene una mera questione di principio personale, quando Creonte teme, ciecamente, di veder intaccata la sua autorità. Si spinge troppo in là, non coglie il momento in cui può concedere una grazia proprio in nome del suo potere, e ne pagherà, amaramente, le conseguenze. Anche Antigone non farà mai un passo indietro; andrà incontro al suo destino senza mai ripensarci, rinunciando all’amore, alla vita. Come racconta il regista di questo allestimento, Massimo Munaro, sono entrambi dei “fondamentalisti” nelle loro prese di posizione: incapaci, quindi, di dialogare, di capirsi, e, quindi, di evitare la catastrofe.

L’antico testo riprenderà vita al Teatro Fondamenta Nuove grazie a una riscrittura originale ed essenziale, che prende dal mito ispirazione per raccontare una Antigone moderna, a tratti sussurrata, che guarda dritto negli occhi. In scena, oltre allo stesso Munaro, Fiorella Tommasini, Chiara Elisa Rossini, Diana Ferrantini, Mario Previato e Alessio Papa, che, insieme al pubblico, coinvolgeranno la polis nella sofferenza e nelle contraddizioni di questo mito.