“Il teatro è come il gelato: ce n’è di tanti gusti e colori, ma per fortuna non tutti sono al limone”. Così come per il gelato, sono varie le tipologie di teatro possibili  (si è potuto notare dalla diversità degli spettacoli presentati al Festival), ma tra questi  immancabilmente c’è anche – o ahimé soprattutto – il teatro che annoia.

Ieri pomeriggio, all’incontro aperto al pubblico nella Biblioteca dell’Università Ca’ Foscari alle Zattere, Orlando Forioso parla anche di questi temi. Dopo aver presentato il suo spettacolo Le donne e il mare,  l’attore e regista campano viene interrogato sull’idea del tragico ai nostri giorni e nel rispondere non riesce a trattenersi dall’esprimere ciò che pensa sia letteralmente tragico oggi nel panorama culturale italiano: l’apatia.
In questa società del “comodo e facile”, dell’ideale di vita semplificato ai limiti dell’idiozia – atteggiamento che rende inebetiti e incapaci di pensare criticamente perfino davanti a conclamate crisi mondiali –  c’è anche il tipo di teatro confortante che concorre nel creare questa mancanza di pensiero, un teatro che vuole intrattenere gli spettatori rassicurandoli: evitando di stimolarli, però, non li aiuta affatto. Per Orlando Forioso, dilaga e imperversa, purtoppo, quell’apatia contagiosa che rende incapaci di crearsi opinioni,  di reagire,  di rispondere consapevolmente, come anche di applaudire con coscienza – e non per abitudine – al termine di uno spettacolo. Il teatro – continua il regista – deve sollecitare la riflessione creando dubbi, parlando di difficoltà   e sollevando problemi.

Forioso porta al 40.Festival Internazionale del Teatro il suo Le donne e il mare, realizzato con la collaborazione drammaturgica di Enrico Fiore, il quale ha riscrito il testo ispirandosi a Le vecchie e il mare del poeta greco Jannis Ritsos. Parlare di donne per parlare di Mediterraneo è una scelta certo non nuova, ma si rivela significativa nel suo far emergere la saggezza di chi ha a lungo vissuto, il sapere e la tradizione di donne d’altri tempi che danno senso alla vita attraverso la semplicità del quotidiano. Sospese nell’inutile attesa di qualcosa che non accadrà, i gesti e i mestieri delle donne cantate da Ritsos divengono metafora della femminilità e della vita. Forioso, nel proporre questo spettacolo, vuole  far brillare la concretezza e l’intimità delle donne, come valore assoluto di femminilità: senza dimenticare mai, però, la prospettiva socio-culturale, e dunque politica, di quest’idea di tradizione. In fin dei conti è attraverso il confronto tra le differenti culture che scaturisce il vero senso del Mediterraneo.

 

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