foto di Alvise Nicoletti, Fabio Bortot

foto di Alvise Nicoletti, Fabio Bortot

Ignoranza e grettezza, apatia sociale, la paura che attanaglia, il ciclope – riprendendo le parole di Francesco Siciliano – che cannibalizza ognuno di noi. Nelle settimane di Festival sono emersi molti temi che riguardano la realtà italiana degli ultimi mesi, di cui – sopratutto nel mondo della cultura – non si è affatto fieri: dalle polemiche riguardo ai sempre minori fondi devoluti al teatro, all’atteggiamento apatico e privo di pensiero che imperversa nella società, fino all’esplosiva crisi economica mondiale. Poiché viviamo un periodo di poca reattività, sensibilità e applicazione di pensiero critico, è importante sottolineare come, nella quarantesima edizione della Biennale Teatro, non sia mancata la riflessione e il dialogo riguardo la complessità di simili temi. Quando poi il dialogo si sviluppa durante le Conferenze Stampa e coinvolge registi, artisti e giornalisti, assume anche una valenza pubblica in cui, almeno in parte, si può sentire rappresenta la voce della cultura o per lo meno quella dei suoi addetti.

In particolar modo il direttore artistico del Festival, Maurizio Scaparro, ha espresso in numerose occasioni la sua preoccupazione riguardo i difficili tempi che oggi devono affrontare i giovani: un mondo senza prospettive lavorative, soprattutto nel settore del teatro e della cultura. Il direttore non si limita a sensibilizzare coloro che seguono il Festival, cerca anche di spronare ognuno al cambiamento, che – come ama sottolineare – deve in primo luogo partire “dalla volontà di ognuno di noi. Non dobbiamo aspettare che qualcuno da fuori o dall’alto venga a risolvere i nostri problemi”. Con ottimismo e senza mancare di senso pratico, Maurizio Scaparro invita tutti i giornalisti presenti  a Ca’ Giustinian – anche ieri, nell’ultima Conferenza Stampa del Festival Mediterraneo -, a non dimenticare questa delicata e attuale tematica: a pensare ai lavoratori, alle difficoltà sempre maggiori sotto le quali rischiano di soccombere. Senza dimenticare, però, la prospettiva, il punto di vista dei nuovi giovani aspiranti lavoratori, molti dei quali, peraltro, Scaparro ha voluto coinvolgere direttamente nella Biennale da lui diretta: prima nei laboratori e poi nel Festival vero e proprio. Insomma: onore al merito. Occorre dare atto a Maurizio Scaparro di non aver mai abbassato la guardi, di riproporre sempre e con forza temi scottanti, di continuare a prestare attenzione verso la realtà sociale, il mondo del lavoro. Teatro come “allusione e illusione” ama ripetere il regista: ma anche teatro come luogo civile di discussione e impegno. Dimostrando anche di avere a cuore l’avvenire della realtà culturale del nostro paese. Per affrontare quelle nubi che si addensano all’orizzonte…

Annunci