Orlando Forioso; foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Orlando Forioso; foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

“Canterò le madri che accompagnano i figli verso i loro sogni, per non vederli più la sera sulle vele nere dei ritorni”. Recita Roberto Vecchioni in Euridice. Le madri dello spettacolo Le donne e il mare, corale mediterraneo di Enrico Fiore, diretto da Orlando Forioso, ispirato all’opera di Jannis Ritsos, che debutterà oggi, al teatro Piccolo Arsenale, alle ore 20.30, aspettano i loro uomini, partiti per luoghi lontani: li aspettano insieme, per condividere l’attesa, ma anche le paure, i propri ricordi, la memoria che diventa, quindi, collettiva.

Il regista, giovedì pomeriggio, ha voluto incontrare gli studenti, presso la biblioteca dell’Università Ca’ Foscari, alle Zattere, non solo per introdurre il suo spettacolo, ma anche per un confronto su temi più ampi. Partendo dalle opere del poeta greco, si è arrivati a oggi, a quanto siano attuali le sue liriche. In effetti, ne Le vecchie e il mare di Ritsos, il mito precipita nella realtà quotidiana, nelle difficoltà che si affrontano ogni giorno. L’autore osservava il mondo per poi tramandarlo attraverso la poesia.

“Le donne di questo spettacolo – ha spiegato Forioso – sono fuori della storia. Non sono le grandi donne del mondo, hanno vissuto in un porto, aspettando i propri cari. Si sa che non torneranno. Il senso della loro esistenza non è in quel momento, ma nell’attesa stessa”. Sono un insieme, quindi, una collettività. Hanno perso completamente la loro individualità. Non hanno neanche un nome. Sono donne che hanno dimenticato anche il dolore. Appartenevano a un coro greco, ma del teatro sono rimasti solo frammenti. Insieme ricostruiranno il mondo perduto, la loro identità e, chissà, forse la loro stessa vita.

Advertisements