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Foto di Zaira Zarotti

 

foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti
foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

‘I simulacri sono più potenti di coloro da cui si sprigionano’: questo un frammento tratto dal racconto inedito di Roberto Calasso Il giavellotto dalla punta d’oro adattato alla scena da Giorgio Marini e presentato ieri sera al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia per il 40. Festival Internazionale del Teatro della Biennale.

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Virgilio Zernitz e Antonio Salines, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Virgilio Zernitz e Antonio Salines, foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

 

Nella messa in scena di Capitano Ulisse l’esplicita intenzione di Giuseppe Emiliani di appropriarsi del mondo di Savinio rasenta la perfezione. E’ una vera e propria attuazione, letterale verrebbe da dire, del manifesto del Teatro d’Arte di Pirandello per cui Savinio nel 1925 aveva scritto il testo, e questo forzando le intenzioni dello stesso autore.

 

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foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Più che pertinente la presenza di Loredana Putignani al 40. Festival Internazionale del Teatro dedicato al Mediterraneo con il progetto Visioni Madri Migranti: un’antologia video che documenta il lavoro di sperimentazione teatrale condotto nell’arco di un decennio dalla Compagnia Terzo Mondo Teatro in Italia con persone di provenienza extracomunitaria.

Dell’antologia, l’altro giorno all’Auditorium Santa Margherita di Venezia, Loredana Putignani, la ‘donatrice di scintille’ come l’ha definita Claudio Meldolesi per presentarla, ha potuto portare un assaggio di video documentari di cui è ideatrice, regista, allestitrice e di cui Youssef Tayamaun ha curato il montaggio.

In questo caso il teatro è mediato dal filtro della telecamera che restituisce in immagine video l’esperienza vissuta. Lo strumento ‘non rappresentativo’ scelto risulta particolarmente adatto a rendere il senso di quello che si vuole esprimere. I protagonisti sono marginali, nomadi, sans papier, bidoun: quanto si restituisce è la loro dimensione altra, la loro differenza, o meglio l’identità che si qualifica per negazione, per sottrazione.

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Pubblichiamo un frammento della videointervista ad Andrés Lima, regista di Argelino servidor de dos amos