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Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti 

 

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

 

Suggestioni e emozioni di paura, sofferenza, angoscia; coinvolgimento istintivo e viscerale dello spettatore da parte dell’attore: questo è il Teatro del Lemming.

La legge di Dio opposta alla legge degli uomini; il dolore di una donna – Antigone – che trova inaccettabile e contro ogni diritto umano il rifiuto da parte di un uomo – Creonte –, e delle sue civili leggi, il non poter seppellire il fratello – Polinice –, solo perché nemico della città di cui l’uomo in questione è governatore: questo è Antigone di Sofocle.

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Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Scegliere di alzarsi, togliersi le scarpe, salire sul palco, indossare una veste bianca e un velo sul capo. Abbandonare il proprio posto in platea, quel posto che per convenzione tocca agli spettatori, rinunciare a vedere lo spettacolo per “viverlo”, rischiando magari di infrangere qualche legge sulla sicurezza nei teatri, come sottolinea il regista Massimo Munaro, invitando provocatoriamente  a restare seduti.
Forse, se il Teatro del Lemming, artefice di Antigone a Fondamenta Nuove, avesse rivolto la domanda al pubblico prima che questo si impossessasse delle poltrone di platea, molte persone in più avrebbero seguito Antigone. Ma la proposta arriva quando la gente è seduta: e si è ritrovata, così,dalla parte di Creonte, ossia delle leggi, delle normative e della sicurezza quasi senza volerlo: è per andare dall’altra parte, da Antigone, che gli spettatori devono compiere un atto di volontà preciso. Perché se le leggi di Creonte sono chiarissime, mentre Antigone si esprime in una lingua incomprensibile: e bisogna solo fidarsi dei suoi sguardi accorati che pregano di seguirla sul palco.

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foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Eteocle e Polinice, i figli maschi di Edipo,  si scontrano uno contro l’altro sul campo di battaglia. Entrambi muoiono: il primo in difesa di Tebe, il secondo, invece, contro di questa. È proibito dare sepoltura ai traditori della città e Creonte, nuovo re di Tebe, mette in guardia chiunque pensi di trasgredire la legge. Eteocle viene sepolto, Polinice viene lasciato in pasto ad uccelli e cani. Antigone, sorella dei defunti, non può permettere che il corpo del fratello rimanga insepolto. La fanciulla  è consapevole che infrangerà la legge della polis, ma non ha dubbi: ha già deciso.

Quando è chiara e netta la divisione tra protagonista e antagonista l’immedesimazione nell’eroe è, generalmente, automatica. Ma quando si esce dalla favola per entrare nella tragedia lo spettatore è costretto a compiere una scelta, anche dolorosa, e non sempre definitiva. A maggior ragione se il testo in questione narra lo scontro tra due leggi entrambe plausibili e necessarie al vivere civile, e se a metterlo in scena è una compagnia che lavora da anni sul coinvolgimento attivo e sensoriale di un pubblico ristretto, che diviene comunità. Il Teatro del Lemming di Rovigo porta in scena, al teatro Fondamenta Nuove, Antigone. Lo spettacolo giunge alla sua forma definitiva dopo un lungo lavoro di ricerca, realizzato attraverso numerosi laboratori tenuti da Massimo Munaro in diverse città del nord-est, fino a Venezia in occasione del Laboratorio Internazionale del Teatro – Biennale Teatro 2008. Leggi il seguito di questo post »