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Abbiamo intervistato Susanna Attendoli, che ha condotto al Teatro delle Voci di Treviso il laboratorio sul recitativo mozartiano dedicato a Lorenzo Da Ponte e al Don Giovanni: dal “recitar cantando” al cantare recitando. Contattata telefonicamente, abbiamo approfondito con lei la conoscenza di questo lavoro.

Per prima cosa vorrei chiederle l’attinenza tra il suo laboratorio ad il tema di questa Biennale, il Mediterraneo; in altre parole, quindi, perché proprio il Don Giovanni?

Il Medietrraneo è un magma perfetto per la nascita dei miti e il Don Giovanni è un grande mito. Le origini medieterranee di questo mito vengono fatte addrittura risalire, da alcuni, alle civiltà greche e latine: alcuni ricordano, per esempio, l’Ars Amatoria di Ovidio, altri La poetica di Aristotele. Successive tracce del mito del Don Giovanni si ritrovano nelle leggende del medioevo, anche se la nascita “ufficiale” del personaggio avviene con Tirso de Molina nel 1630, quindi in Spagna, per poi allargarsi a tutto il bacino del Mediterraneo. Arriverà in Italia tra i vari scenari della Commedia dell’Arte, per poi andare in Francia con Molière, e tornare di nuovo nel nostro Paese con Goldoni, che è stato probabilmente il vero ispiratore di Da Ponte.
Oltre a questi aspetti mediterranei del mito e delle sue origini, questo mare si ritrova anche nel personaggio stesso del Don Giovanni, nel suo vitalismo, nella sua solarità. Infine, i Paesi mediterranei si sitrovano anche nei versi stessi di Da Ponte: Seicentoquaranta in Italia, cento in Francia e novantuno in Turchia, ma in Ispagna sono già 1003; parole di Leporello nella famosa aria del catalogo. Tutto un Mediterraneo che viene esplorato e conquistato, e in cui, quindi, il mito del Don Giovanni ha un ruolo di gran rilievo. Leggi il seguito di questo post »

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Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti