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Foto di Alvise Nicoletti, Fabio Bortot

Foto di Alvise Nicoletti, Fabio Bortot

Qualche giorno è passato, da quando è andato in scena Il Giavellotto dalla punta d’oro, elaborazione raffinata del mito di Procri redatta con gusto da Roberto Calasso e portata in scena da Giorgio Marini, con il consueto gusto lirico e poetico. Va detto che il lavoro, che lì per lì poteva suonare ridondante e folle come una gustosa voluta di fumo, torna alla luce come un fiume carsico che si svela all’improvviso, senza badare a ciò che travolge. E allora merita tornare su una operazione che si rivela molto più complessa. Intanto il musicale gioco di spezzettamento del testo, come è nello stile del regista, dichiara una presa di posizione chiara: il mito, oggi, non è possibile se non per evocazione, o per musicalità, per gioco ironico attorno a leggende che non possono più essere prese sul serio.

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Foto di Fabio Bortot, Alvine Nicoletti

Foto di Fabio Bortot, Alvine Nicoletti

” Della Poesia/ dissero i poeti/ della pittura/ i pittori. Del silenzio/ disse il sordo/ della parola/ il muto”

In scena al Fondamenta Nuove un racconto, Il giavellotto dalla punta d’oro, scritto da Roberto Calasso a partire dal mito classico di Procri, per la regia di Giorgio Marini.
La scena di Marco Capuano si apre su una distesa di corpi, le ninfe. Una foresta di giavellotti alti fino al soffitto a sinistra, e nell’ombra, in secondo piano sulla diagonale opposta, un enorme elmo: giavellotto ed elmo, entrambi simbolo della storia che gli attori si apprestano a far rivivere. Tutto il palco ricoperto da stoffe e veli, che prendono forma: una volta mare, una sabbia, una vento o, più semplicemente, lenzuola. Leggi il seguito di questo post »

foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti
foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

‘I simulacri sono più potenti di coloro da cui si sprigionano’: questo un frammento tratto dal racconto inedito di Roberto Calasso Il giavellotto dalla punta d’oro adattato alla scena da Giorgio Marini e presentato ieri sera al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia per il 40. Festival Internazionale del Teatro della Biennale.

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Procri: cacciatrice, moglie di cacciatore, figlia incestuosa, amante infuocata. Minosse: re maledetto, rifiutato dalla consorte e punito da un crudele sortilegio. Tra i due: l’ossessione, il dono, l’avidità, la gelosia, l’equivoco, la fatalità…
Il racconto di un’ossessione: quella di Minosse per Procri, l’unica donna che sopravvive ai suoi amplessi, l’unica che donandosi in completa libertà, gli sfugge: «Come conquinstare ciò che già si dà totalmente?». Adagiato sul fondo, il rimorso/ricordo, la somiglianza con un’amore perso e mai conquistato. Ecco allora il dono: un giavellotto infallibile, a cui nulla può sottrarsi. È nel momento in cui lo afferri che il sogno si smaterializza. Ma Procri, amante, confidente, compagna di incontri vani e meravigliosi, non era sull’isola per Minosse. Cacciatrice qual era, Procri viaggiava in cerca di Artemide, per andare alla ricerca della verità, del suo destino…
Il giavellotto dalla punta d’oro, va in scena al Teatro Fondamenta Nuove, martedì 3 e mercoledì 4 Marzo. Il racconto che racchiude e lega molti miti greci viene riscritto da Roberto Calasso e messo in scena da Giorgio Marini il quale è tornato alla prosa da un anno, con Occhi Felici, dopo molti anni d’impegno nel teatro musicale. Il regista proveniente dal Teatro Immagine degli anni ’60, lavora con gli attori del Florian Teatro Stabile d’Innovazione, e con gli studenti dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e del Centro Teatro Ateneo, con i quali ha svolto un laboratorio di studio sullo spettacolo.