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Davide Livermore e Alfonso Antoniozzi. Foto di Zaira Zarotti

Davide Livermore e Alfonso Antoniozzi, foto di Zaira Zarotti

Un’anziana signora staziona immobile su una sedia a rotelle al centro del palco. L’occhio distratto dello spettatore appena giunto al teatro Goldoni per assistere a Le sorelle Brontё genera una leggera inquietudine appena la scorge, inquietudine che verrà poi a tratti enfatizzata dall’assurda storia narrata e a tratti cancellata dalla leggerezza con cui viene affrontata.

 

In una casa di riposo per anziani artisti si inscena uno spettacolino domestico basato sul libretto di Bernard de Zogheb per un’opera mai realizzata, sulla vita delle tre scrittrici inglesi, fatte viaggiare dallo Yorkshire a Brussella (Bruxelles) e trasformate in ragazze dall’ambigua reputazione.

 

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Pubblichiamo un frammento della videointervista a Davide Livermore, regista de Le sorelle Brontë

fotografia di Zaira Zarotti

foto di Zaira Zarotti

Vaudeville, cabaret, operetta: difficile dare una definizione a Le sorelle Brontë in scena al Teatro Goldoni per la regia di Davide Livermore. Parti recitate si alternano ad altre cantate sulle arie più disparate e note, da Verdi a famosissime canzonette, in una scena semplice che, con pochi elementi, ricostruisce un ospizio di qualche decennio fa. Infermiere e suore di tutte le nazionalità rendono viva e assolutamente plausibile l’astrusa lingua franca in cui è composto il libretto di de Zogheb. Leggi il seguito di questo post »