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foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Sedie sghembe di diverse misure affollano in modo disordinato il palcoscenico del Teatro Aurora di Marghera, dove ha debuttato l’ultimo lavoro di Antonino Varvarà. Il regista siciliano, ma da tempo anima del coraggioso spazio non lontano dall’enorme raffineria, ha portato in scena un testo vagamente autobiografico – come ha dichiarato durante la conferenza stampa – spogliando se stesso delle proprie emozioni, per condividere con il pubblico in sala i ricordi, i pensieri e le sensazioni legate a chi è nato in prossimità del mare. Mare mio vede protagonista quella immensa distesa d’acqua, dove si andava a giocare da bambini, dove si passavano momenti eterni, in compagnia di chi silenziosamente ascoltava i propri pensieri. Leggi il seguito di questo post »

 

Foto di Alvise Nicoletti, Fabio Bortot

Foto di Alvise Nicoletti, Fabio Bortot

L’odore di pizza, quella rossa e quella bianca al rosmarino. E poi la sabbia, che ti si attacca alle dita per colpa dell’unto…
Forse mancavano,ieri sera, tra le tante immagini evocate in Mare mio di Antonio Varvarà, visto al Teatro Aurora di Marghera. Ci sono il nonno sulla spiaggia, il costume nero, il bagnino bello, la pasta al forno…
Ma non la sabbia.

Una scenografia spoglia: una distesa di sedie di diverse misure e forme ma tutte di un grigio-azzurro che ricorda il colore delle nuvole riflesso sul mare. Quattro attori, quattro volti, quattro punti di vista per lo stesso mare. Inizia tutto con un gioco, come da bambini: punti il dito sulla foto e dai un nome alle cose che riconosci. Così Varvarà inizia a svelarci il mare, il suo mare. Gli attori (Sara Bettella, Daniel De Rossi, Dino Polito, Antonella Tranquilli) in un susseguirsi di quadri, rievocano immagini e storie con lo sguardo e il pensiero, sempre rivolti alla grande distesa d’acqua che circonda l’isola. Sì, siamo su un’isola, non importa quale, un’isola piccola dove la vita sta stretta come il paio di pantaloni che portavi da bambino. I quadri, all’inizio confusi, vanno intrecciandosi e accavallano i nervi di una storia, quella di Andrea, raccontata attaverso l’assenza. È la partenza senza ritorno, di Andrea: figlio, amico, amante, che genera il racconto e scatena i ricordi di chi aspetta e non trova pace, di chi sull’isola è rimasto, di coloro che scrutano l’orizzonte e ancora sperano di vederlo tornare.

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Chi nasce nelle vicinanze del mare ed è abituato sin da piccolo a sentirne l’odore, a vederne il moto perenne, a perdersi nel suo orizzonte e a sognare un altrove, non può più fare a meno della sua immagine e presenza. Nato in un’isola immersa nel Mar Mediterraneo, la Sicilia, il regista Antonino Varvarà racconta in Mare mio il suo rapporto emotivo con ciò che rappresenta non solo memorie, speranze, sogni e nostalgie; ma con un intero mondo che nasconde misteri, antiche leggende, storie di eroi, di grandi e piccoli naviganti, ma soprattutto spinge l’uomo all’avventura. Essere circondati da uno scrigno che racchiude tesori fa nascere nell’uomo il desiderio di sperimentarsi e di attraversare quell’immensa distesa d’acqua che separa da altri luoghi sconosciuti.

Lo spettacolo che debutta venerdì 6 marzo al Teatro Aurora di Marghera – in replica 7 e 8 marzo –  vede in scena tre giovani attori della recentissima Accademia Teatrale Veneta e uno dell’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. Come chi si avventura per mare, anche questi ragazzi appena diplomati sfidano loro stessi in uno spettacolo che li introduce per la prima volta nel vero mondo teatrale. Varvarà, con l’aiuto regista Francesca D’Este, i costumi di Demis Marin, le scene e le luci di Giovanni Milanese, porta la sua ciurma a bordo di Questa Nave, l’Associazione che ne firma anche la produzione, mettendo in scena un mare non nostalgico, non solo raccontato, ma agito e vissuto. Un Mediterraneo che, come affermava il poeta arabo Adonis, è padre e madre; insegna, racconta, porta verso un altrove.