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foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Se, come Leopardi scriveva nello Zibaldone, «La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. […] immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo ed il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo», lo spettacolo Midrash / Hikayát – Racconto sul Mediterraneo, per la regia di Salvino Raco, offre al pubblico numerose occasioni per elevarsi verso quell’infinito che, per il poeta di Recanati, si celava dietro la siepe. Leggi il seguito di questo post »

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Un palcoscenico in forte pendenza, cintato, sulla quarta parete, da un telo semitrasparente bianco. Dietro al telo, una sedia, piccola; luci di taglio che evidenziano la sagoma dell’attore narratore, Alessandro Baldinotti. Sulla superficie del telo si alternano immagini fotografiche, che punteggiano il Racconto mediterraneo. Leggi il seguito di questo post »

 

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Mare che unisce, mare che divide. Mare che sfugge, nella forma e nel colore. Mare che è difficile da possedere, mare che non si può bere, mare che fa riemergere e che nasconde per sempre. “Non è importante da dove si è partiti. Tutti i mari sembrano uno solo. Ciò che cambia è la navigazione. Alcuni naviganti tornano, altri no”. È l’attore Alessandro Baldinotti a introdurre lo spettacolo Midrash / Hikayàt – Racconto sul Mediterraneo di Predrag Matvejević, diretto da Salvino Raco, andato in scena ieri pomeriggio al Teatro Giovanni Poli Santa Marta. Seduto su una sedia, quasi in equilibrio, inclinato verso l’abisso, separato dal pubblico da un telo che è, insieme, superficie sulla quale proiettare le immagini e segno di una distanza tra la terra (la platea) e il mare (il palcoscenico), introduce le parole del Breviario mediterraneo. Associazioni, ricordi, foto, descrizioni e, sempre presente, l’ombra dei conflitti. Perché il mare è il luogo delle contraddizioni, della realtà e dell’illusione, della vita e della morte. Il mare è un palcoscenico aperto in cui si giocano ruoli insignificanti e fatali. Chissà poi se la terra è più sicura. Leggi il seguito di questo post »

«Tu spacciare, tu prigione, tu casa». Recita così uno degli slogan della campagna elettorale di tale Lega Veneta che campeggia sui muri di tutta la città di Padova. E poi, il secondo: «Tu produrre ricchezza… tu tenere». Così, con i tempi verbali all’infinito di gusto fascista e coloniale. Questa l’Italia in cui Predrag Matvejević si trova in asilo-esilio dagli anni Novanta, un’Italia che parla di immigrazione «solo in termini quantitativi» e che ha così tante parole per indicare lo straniero da risultare intaducibili in altre lingue: le parole sono le cose, diceva Foucault. Leggi il seguito di questo post »

Chiacchiera, ciacola e ćakula; scirocco, šilok e šiloko; neve, nevera e neverin; barca, barcon, barcosa, barcusius, bragoć. Questo solo uno dei molteplici viaggi linguistici, narrativi, poetici e geopolitici che Predrag Matvejević racconta nel suo Breviario Mediterraneo. Un romanzo, giunto ormai alla decima edizione, che sfida l’appartenenza ai generi letterari e racconta di questo mare come di uno spazio culturale, poetico, politico. Attraverso una narrazione minuziosa e musicale, l’autore regala un ritratto che contiene le storie perdute delle antiche capitanerie di porto e le leggende marittime, descrive approdi e porti che diventano città: Gerusalemme, Atene, Venezia. Leggi il seguito di questo post »