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Foto di Fabio Bortot,Alvise Nicoletti

Massimo di Michele, Stefania Felicioli foto di Fabio Bortot,Alvise Nicoletti

Cosa succede se l’Orlando di Virginia Woolf, da storia bizzarra di un uomo che una mattina si risveglia donna, in teatro diventa una trasposizione mitologica sulla forza dell’amore e sulla ricerca dell’anima gemella? Diverse potrebbero essere le risposte; non convince appieno quella offerta dal regista Stefano Pagin che ha portato, in prima assoluta al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia, il suo spettacolo Orlando. Diciamo subito che l’allestimento risulta troppo debole e, nonostante un buon avvio, non riesce a decollare. Il testo irriverente del 1928, che la Woolf scrisse ispirandosi alla sua complessa relazione omosessuale intrattenuta con la poetessa Vita Sackville-West, lascia poco spazio a una idea registica che non sembra mettersi troppo in gioco. E in platea, così, non si è avuto “paura di Virginia Woolf” e della sua penna sarcastica e maliziosa, ma piuttosto che lo spettacolo potesse durare ancora a lungo…
Con il suo uomo-donna che attraversa quattro secoli di storia, a partire dall’epoca elisabettiana, la scrittrice ha anticipato un tema oggi molto sentito come quello del cambiamento del sesso, che Pagin ha scelto di far passare sottovoce. Come ha affermato nei giorni precedenti – durante la conferenza stampa di presentazione allo spettacolo – il regista veneto si è ispirato per lo più al mito platonico del Simposio, precisamente al momento in cui prende la parola Aristofane: se l’essere umano era all’origine perfetto, privo di qualsiasi distinzione sessuale, una volta scisso in due parti dall’invidioso Zeus, si ritrova perennemente alla ricerca della propria metà da cui è stato separato. Leggi il seguito di questo post »

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foto di zaira Zarotti

foto di zaira Zarotti

Nel raccolto e affollato spazio del Teatro Fondamenta Nuove, è andato in scena Orlando: spettacolo diretto da Stefano Pagin, nato dal riadattamento dell’omonimo romanzo di Virginia Woolf. Chi ha letto ed amato il romanzo, chi ha visto l’omonimo e fortunato film di Sally Potter o semplicemente assistito alla conferenza stampa di presentazione dello spettacolo, può probabilmente immaginare un lavoro onirico di trasformazione e viaggio, nello spazio e nel tempo, alla ricerca dell’amore e dell’identità dell’artista. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicamo un frammento della videointervista a Stefano Pagin, regista di Orlando.