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Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti
Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Il mito è l’animazione della natura e della vita come primordiale conoscenza umana. Con il mito i misteri dell’esistenza tendono a formulare una prima spiegazione. In una realtà che non offre più certezze, esso rassicura, ricorda all’uomo le sue necessità. Per questi motivi, la struttura e gli archetipi del mito sono alla base della narrativa contemporanea. Cosa molto chiara per i drammaturghi Stefano Ricci e Gianni Forte, che hanno adattato il testo di Aristofane per il Ploutos (o della ricchezza), spettacolo diretto da Massimo Popolizio, che ha già debuttato a Roma. Gli stessi sono autori di una tra le fiction tv più gradite al pubblico, I Cesaroni, che ha appunto la forza del linguaggio diretto, della storia quotidiana, della leggerezza non leggera. Come dovrebbe essere la televisione, quando assolve alla sua funzione. Leggi il seguito di questo post »

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Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Foto di Fabio Bortot, Alvise Nicoletti

Da tremila anni a questa parte una Divinità ha rapidamente surclassato tutti i suoi colleghi immortali ed è diventata la sola ed unica ad essere veramente adorata e acclamata dagli uomini di tutto il mondo: il Dio-Denaro. Due le categorie di adepti di questo credo: i poveri ed i ricchi. Si tratta di un Dio speciale, che, parafrasando i Bluvertigo, è fatto di carta ed è così potente che permette l’impossibile.

La sua carriera è stata così fulminea che già 2400 anni fa Aristofane dedicò a questo Dio una commedia: Pluto, riproposta da Massimo Popolizio, al suo debutto alla regia, in una versione decisamente originale e ben riuscita. Ricci/Forte , binomio artistico eclettico e ben rodato, autori di questo Ploutos, pur rispettando fermamente la storia aristofanea, l’hanno completamente ritrascritta in un romanesco popolare e poetico, con licenze latine e neologismi bislacchi, strappando la storia all’Atene antica per proiettarla in una borgata della capitale. Leggi il seguito di questo post »